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  • Autore: Giorgio Bertolizio Maria Hardouin, moglie di Gabriele d’Annunzio, è un personaggio abbastanza sconosciuto. Perciò, sembra smentire l’idea che dietro ogni grande uomo ci sia sempre una grande donna, contraddicendo Virginia Woolf. Il libro racconta la vicenda del loro matrimonio durato qualche anno sul versante carnale e un'intera vita non soltanto sul piano legale, ma anche, e soprattutto, su quello affettivo. Mentre Maria Hardouin rimane un personaggio enigmatico, quasi algido, apparentemente indifeso e poco conosciuto, di Gabriele d'Annunzio si conoscono le celebrate imprese letterarie e belliche, oltre alla pressoché inesauribile carica erotica. Eppure, intimamente, forse non furono quello che sono sembrati. Maria, a ben vedere, ebbe un carattere d'acciaio. D’Annunzio, invece, volle mascherare, con una vita sfrenata, la comune debolezza umana di fronte all'enigma della morte.
  • Autore: Maurizio Sorbo La sovrabbondanza di bellezze di cui è ricolmo l’universo è come la dimostrazione di potenza nella bellezza che un Dio innamorato rivolge all’uomo affinché questi, preso da ammirazione, possa ricambiare con un po’ di amore e gratitudine: la meraviglia del cosmo è Dio che si pavoneggia per sedurci… Nel sorriso, l’essere umano si manifesta nella sua giovialità e il sorriso ci rende carini, ci abbellisce. La madre, per attirare lo sguardo e per compiacere il neonato, gli sorride e in un certo senso si fa ancora più “bella”, più “amabile”. E poi il sorriso è la gratuità dello sguardo, è l’affermazione pura e semplice circa la bontà/bellezza dell’esserci del bambino. Quando la madre sorride al figlio, questi intuisce di essere da lei amato, accolto, benedetto; si sente dire «è bello che tu ci sia! La vita, la tua vita ha senso». Ecco, potremmo dire che la bellezza è un attestato gratuito della positività dell’essere. “Mamma, aprimi gli occhi affinché io possa guardarti riflessa nel tramonto dei miei sogni.”